Ha vinto la bandana di Silvio
La faccia del Leader Invincibile, sostiene Massimo Giannini nel suo editoriale di oggi, ha sbaragliato Soru: la banda larga di Renato non ha retto contro la bandana di Silvio. Tutto torna. I numeri dimostrano che un terzo degli aventi diritto al voto hanno scelto la sudditanza al padrone dell’isola e dell’Italia, che un altro terzo ha scelto il “veleno nichilista” evitando il voto, che l’inconsistenza del PD sta sgretolando i tentativi di un’azione politica di innovazione e di impegno.
Ma certo, perché assumersi le responsabilità in prima persona? Forse è meglio un posto al grande fratello, che in CAI; forse è meglio convertirsi in Personal Shopper di qualche signora annoiata a Porto Rotondo, o in Wedding Planner di qualche coppia che ha scelto la Costa Smeralda come palcoscenico per i loro matrimonio.
Non sono né un politico, né un sociologo, ma se come genitore mi sento responsabile della formazione dei miei figli, ai quali comincio a negare il vuoto intrattenimento televisivo, dai politici professionisti, da quelli a cui è andato il mio voto e in cui ho riposto la mia fiducia, esigo altrettanta responsabilità e coerenza. Non mi bastano le dichiarazioni di sconfitta e non voglio sentire altro vittimismo: non si è incapaci di cambiare, non c’è il coraggio di rischiare.
Eroe per forza, martire per decreto
Sul dramma di Eluana e di Beppino Englaro, ormai, non si sa chi sta speculando di più. E' una violenza inaudita che si sta scatenando da più parti su un fatto tanto privato, quanto doloroso, come la morte. Non posso che ammirare l’eroismo del papà di Eluana che, non so come, sta dimostrando una resistenza superiore a qualsiasi immaginazione. Eroe per forza, perché contrastato su ogni fronte, si è trovato a combattere una guerra di politica, di religione, di affari. Proprio lui, che avrebbe voluto salvare la dignità di sua figlia, la sua e quella di ogni altra persona, è stato invece ostacolato, insultato, definito “assassino”.
Per qualcuno, è evidentemente un eroe troppo pericoloso, che deve essere soppresso, abbattuto, sconfitto a tutti i costi. E laddove non bastano le sentenze, gli impedimenti e le minacce, ecco che spunta il decreto legge. Ancora un decreto, motivato questa volta dall’urgenza di impedire che una volontà così fuori controllo possa compiersi in nome della sola carità, della sola pietà.
Una voce diversa si leva anche nella Chiesa. E' quella dell'anziano arcivescovo emerito di Foggia, Giuseppe Casale. In un'intervista a



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