La tecnologia, da sola, non fa innovazione
lunedì 29 settembre 2008 Scuola: 70 milioni di euro per l'innovazione a cura di Marina Mancini Sei programmi di innovazione per un finanziamento di 70 milioni verranno investiti dai ministeri della PA ed Innovazione e Pubblica Istruzione Si innova l'ICT della scuola. Ad annunciarlo Luigi Torda, capo Dipartimento del ministero di Brunetta.
Il Ministero della Pubblica Amministrazione ed Innovazione in accordo con il ministero di Mariastella Gelmini, la Pubblica Istruzione ed Universit, sono prossimi ad un'intesa che prevede il lancio di sei programmi di innovazione con un finanziamento di 70 milioni di euro.
Il capo dipartimento dell'Innovazione ha annunciato l'accordo al convegno sulla Unified Communication organizzato da Microsoft Italia.
I sei programmi saranno relativi a nuove modalità di erogazione didattica, allo sviluppo e diffusione dell'e-learning, all'introduzione del registro digitale per la gestione delle presenze e dei voti scolastici degli studenti e per definire la creazione di una rete di 4 mila complessi scolastici italiani che verrà agganciata al sistema di connettività pubblica.
I programmi seguono un accordo gi firmato tra Microsoft ed il ministero della PA che riguarda le scuole del Sud d'Italia. Il progetto di cui vi abbiamo riferito recentemente, prevede la realizzazione di una scuola del futuro con un progetto pilota che partir presso un istituto di Galatina nel leccese.
Il finanziamento di 70 milioni di euro per i programmi di innovazione didattica volto al miglioramento dell'efficienza del sistema scolastico in un momento in cui una grande parte del corpo docente ed amministrativo insieme ai sindacati si ribella alle riforme della Gelmini; di sabato scorso la notizia che Guglielmo Epifani, leader della CGIL, ha annunciato uno sciopero generale del comparto scuola.
Intanto recentemente sul sito del ministero dell'Istruzione stato pubblicato il bilancio 2008 per l'area istruzione. Quando la spesa per il personale ha una tale incidenza sul bilancio complessivo del Ministero – ha commentato il Ministro Mariastella Gelmini – questo significa che la nostra scuola non ha la capacità, se non si interviene strutturalmente, di rinnovarsi e di guardare con serenità al futuro. un dovere morale verso le nuove generazioni rivedere completamente il sistema scuola in Italia. Versione originale: http://www.pubblicaamministrazione.net/e-government/news/1248/scuola-70-milioni-di-euro-perlinnovazione.html Copyright 2007 HTML.it | La vendita, il noleggio, il prestito e la diffusione del contenuto di questa pagina sono vietate, tranne nei limiti specificati nella pagina http://www.pubblicaamministrazione.net/note-legali.html.
Il segretario del pd scrive a berlusconi
Alitalia, la lettera di Veltroni
«Il governo c0nvochi le parti: ci sono 3 strade da percorrere»
Signor Presidente, Walter Veltroni
la vicenda Alitalia rischia di giungere rapidamente ad un esito tragico. Le scrivo per rinnovare l'impegno del Partito Democratico a concorrere alla ricerca di una difficilissima soluzione positiva e per chiederLe di assumere immediatamente un'iniziativa volta ad uscire dalla paralisi che si è determinata dopo il ritiro dell'offerta di Cai.
Noi del Partito Democratico abbiamo formulato un giudizio di durissima critica alle scelte da Lei operate - sulla questione di Alitalia - prima nella stagione di governo 2001-2006, poi nel corso dell'ultima campagna elettorale. Oggi tutti lo possono vedere meglio: la soluzione Air France era certamente più solida sul piano industriale e più efficace sul piano delle garanzie sociali. E aveva il merito di inserire, in maniera non subalterna, la compagnia di bandiera all'interno di una grande e consolidata realtà internazionale del trasporto aereo. Non ho dubbi circa il fatto che siano state proprio in quelle settimane le Sue scelte ad alimentare sproporzionate aspettative da parte di alcune delle organizzazioni sindacali.
Ma non Le scrivo per ribadire questi giudizi, purtroppo confermati dall'evoluzione degli eventi di queste ore. Le scrivo per avanzare tre proposte. Parto dal fatto che oggi tutti i protagonisti fondamentali avvertono l'urgenza di un fatto nuovo, ma nessuno sembra in grado o intende muoversi dalla posizione in ultimo assunta. Il Governo - anche agendo tramite l'azionista - può e deve superare questo stallo. Convochi dunque le parti, immediatamente, e determini un fatto nuovo: senza accettare né veti né soluzioni preconfezionate. Di fronte all'incombere del fallimento, il Governo non può dire di avere già fatto tutto quello che poteva, perché non è vero.
Signor Presidente, il tempo è pochissimo. Troppo ne è stato sprecato da marzo ad oggi, fino ad arrivare al limite temporale delle possibilità di sopravvivenza dell'azienda. Tuttavia noi, senza sconti sulle responsabilità politiche di questi anni, faremo quanto è possibile per aiutare tutte le parti a modificare, almeno in parte, le proprie posizioni. Ma il Governo deve favorire con una sua iniziativa urgente il riposizionamento di tutti gli attori.
Ci sono tre strade possibili: 1. che
23 settembre 2008
L'assenteismo sul luogo di lavoro
La GIDP, l'Associazione dei direttori delle risorse umane ha sottoposto un questionario online ai direttori delle risorse umane per valutare le dimensioni del fenomeno. 3 sono i giorni d'assenza più richiesti per malattia e il venerdì il giorno in cui si verifica maggior assenteismo.
Dall'indagine risulta che il 57,78% delle aziende hanno adottato misure concrete per arginare il fenomeno dell'assenteismo.
Per scaricare il white-paper, cliccare qui ![]()
Signora ministra Gelmini...
Il decreto 137 emanato il 1 settembre contiene anche la norma sulla restaurazione del maestro unico nella scuola elementare, e diventerà legge se approvato in 60 giorni.
Il ministro Gelmini ha dichiarato: "In passato è stato introdotto il modulo, che prevedeva tre maestre, per cercare di creare occupazione attraverso la scuola. Ora dobbiamo mettere al centro gli studenti. Avere un maestro unico nella scuola primaria risponde non solo al’esigenza di razionalizzare ma anche a un'esigenza pedagogica. E' un modo non per tornare al passato ma per centrare la scuola sull'esigenza di apprendimento del ragazzo”. No!!!, ministro Gelmini, lei toglie ai bambini e alle famiglie di questo Paese, al Paese stesso, un modello di scuola che dà tante cose in più e che dal prossimo anno non darà più. Ci stiamo ponendo tante domande sul futuro della scuola elementare. Proviamo ad elencarle e a dare alcune risposte: Come funziona attualmente il tempo scuola nella elementare? Nel modulo tre docenti lavorano su due classi, con un orario per gli alunni di 30/34 ore a settimana ( variabili se gli alunni consumano i pasti a scuola nelle giornate di tempo più lungo); nel tempo pieno due insegnanti coprono 40 ore di attività settimanali dei bambini di una classe. Qual è l’orario di lavoro degli insegnanti? La legge 148 mantiene 22 ore di lavoro settimanali, più 2 dedicate alla programmazione e circa 4 di riunioni e lavori di team docente. Oltre a queste ore, c'è il lavoro di studio e preparazione della didattica. Le poche ore di contemporaneità, nelle quali due docenti della stessa classe sono presenti entrambi a scuola con i bambini, servono a realizzare percorsi individualizzati per alunni o gruppi che hanno bisogno di attenzione specifica. Quante ore di scuola avranno i bambini dal prossimo anno scolastico?
24 ore a settimana con un solo insegnante, cioè 4 ore per 6 giorni o 5 ore e 20 minuti per 5 giorni. Cosa insegnerà l'unico maestro della classe? Tutte le materie, forse esclusa lo Religione Cattolica. E l'insegnamento della lingua straniera? Il ministero sta spingendo perché tutti i maestri in servizio insegnino l’inglese nella propria classe, con le competenze già possedute (a volte non adeguate) o corsi annuali. E le competenze specifiche acquisite dagli insegnanti nel corso degli anni, permettendo loro di specializzare la didattica, mantenendo sempre un approccio integrato tra discipline? Sarà tutto vanificato dalla necessità di insegnare poco di tutto in tempi ristretti. Quante attività di ricerca e di approfondimento, quanto gioco finalizzato all'apprendimento attivo si potranno realizzare con 24 ore di funzionamento settimanale? Nulla: queste attività richiedono tempo, presenza di più docenti e tempo per la programmazione Quali laboratori ( scienze, pittura, musica, teatro, danza, cinema...) potranno essere attivati? Nessuno, durante le 24 ore Quante uscite sul territorio, quante gite culturali, quanti campi scuola si potranno fare? Nessuno Chi si occuperà dei bambini stranieri a integrarsi e ad apprendere la lingua? Nessuno Come si potrà aiutare i bambini che hanno più carenze o assistere quelli diversamente abili in mancanza di docenti di sostegno, fortemente ridotti in tutta Italia, e delle ore di compresenza? Ai bambini non potrà essere garantito l’insegnamento individualizzato E le mense e il tempo scuola? In molti comuni le famiglie dovranno riorganizzare il proprio tempo per far fronte alla mancanza di mense oppure esse verranno gestite dal personale comunale, diverso dai docenti, personale estraneo alla relazione didattica. Torneranno probabilmente i doposcuola pagati però dalle famiglie o dagli enti locali. Cosa significa che le scuole diventeremo fondazioni? Le scuole - fondazioni non risponderanno più al dettato Costituzionale ma ad un Consiglio di Amministrazione privatizzato che finanzierà le attività e sceglierà gli insegnanti. Sarà la fine della scuola che opera secondo indirizzi unitari su tutto il territorio nazionale e forma la cittadinanza italiana. Immaginiamo la giornata scolastica dal 1 settembre 2009: i bambini in classe sono sempre con lo stesso insegnante che potrà svolgere solo lezioni “frontali”. Niente gruppi di lavoro, niente pause, niente laboratori. Nelle 24 ore sono comprese 2 ore di Religione Cattolica, informatica, inglese, attività motoria, musica e forse qualche disegno. Quanto resta per l'apprendimento di italiano, matematica, scienze, storia, geografia, e studi sociali ( che la ministra ha ribattezzato “Educazione alla cittadinanza e alla Costituzione” fingendo di aver inventato. una nuova materia)? Forse due ore al giorno. Niente interdisciplinarietà, la conoscenza non si costruirà in modo collettivo, ma con l'acquisizione di nozioni sul libro con molti esercizi a casa. E' la fine del Tempo Pieno, che non vuoi dire una somma di ore, ma un modello pedagogico che integra le conoscenze e si basa sul metodo di ricerca attivo. Dunque ministro Gelmini, sono proprio gli studenti che si stanno mettendo al centro dell'attenzione? Ma di quali esigenze pedagogiche si parla? Questa “innovazione” è basata solo su esigenze di cassa, ma distrugge la ricchezza di una scuola pubblica che è considerata tra le migliori del mondo. Così ci impedisce di pensare ad un futuro migliore per in nostri figli. In quanto poi all'occupazione nella scuola, una tale ristrutturazione porterà alla perdita di 87.000 posti di lavoro. Il Tempo pieno, oggi presente in maniera molto diseguale sul territorio nazionale ( 90% delle classi nelle grandi città del Centro Nord e 4% di quelle del Sud , dove ce ne sarebbe più bisogno, soprattutto per colmare i disagi sociali e culturali) verrà probabilmente azzerato nei territori “deboli” e mantenuto, ma a spese delle famiglie e degli Enti Locali, nelle zone più ricche. Il dimagrimento imposto alla scuola elementare servirà in realtà per distribuire alle regioni, in un’Italia federata, un servizio poco costoso che poi solo le regioni più ricche potranno rendere migliore e più qualificato, ovvero per privatizzare la scuola. Roma 15 settembre 2008
Gli insegnanti dal 73° Circolo si associano al presente documento elaborato
dal Coordinamento degli insegnanti e genitori del 126° Circolo
" Il maestro unico "
I consensi al governo
Se la delusione genera consenso
E' un po' sorprendente che la delusione, tanto diffusa nella società, non produca sfiducia nel governo e, in primo luogo, nel premier. Eppure in passato aveva sempre funzionato l'equazione: più delusione meno consenso a chi governa. Tanto che la delusione era divenuta una fra le più efficaci tecniche di opposizione.
Complici i media, che ne hanno fatto un genere di successo, miscelando la delusione con altri sentimenti di largo uso, nel linguaggio comune. La paura, l'incertezza, l'inquietudine, l'insicurezza. Così, per restare a questo decennio, gli italiani delusi hanno punito, dapprima, Berlusconi e il centrodestra. Il quale ha perduto tutte le elezioni intermedie, dopo il 2001: comunali, regionali, europee. Tutte. Per riprendersi - e quasi a rivincere - nel 2006, dopo una breve e intensa campagna elettorale tutta protesa a deviare il corso della delusione verso Prodi e il centrosinistra. Suscitando sfiducia preventiva nei loro confronti. Come avrebbero potuto, gli elettori, soprattutto i più moderati, fidarsi dei comunisti, neo o ex non importa, e dei loro alleati? Quelli che avrebbero aumentato le tasse, anzitutto sulla loro casa; quelli che avrebbero aperto le porte ai delinquenti e agli immigrati: cioè, lo stesso; quelli che avrebbero allargato ancora lo spazio dello stato e ridotto quello del privato. Non ne avevano ... "paura"?
Argomenti riproposti, con successo, nella breve parentesi del secondo governo Prodi. Neppure due anni di navigazione faticosa e affaticata, poi il naufragio. Nelle acque torbide della delusione. A poco è servito il tentativo di Veltroni di voltar pagina, cancellare il passato. Un nuovo partito, una nuova strategia, da soli da soli! Opposizione senza pregiudizio e senza antagonismo, Berlusconi: avversario mai più nemico. Troppa la delusione retrospettiva. Al punto da rendere inutile e controproducente il tentativo di rimuovere il passato - insieme a Prodi.
Da ciò la vittoria schiacciante di Berlusconi, sopravvissuto alla delusione, emerso da un mare di delusione. E ora là, luminoso faro nella nebbia della delusione. Un sentimento che, sei mesi dopo il voto, non si è dissolto, ma, al contrario, continua a crescere. Una foschia grigia e densa. D'altronde, non ne va bene una. La crisi economica e finanziaria deborda. I prezzi sono fuori controllo. La paura della criminalità non flette. La fiducia nel futuro... da che parte sta il futuro? E poi, nessuna promessa mantenuta. Le tasse? Non caleranno. Alitalia? Affonda. Neanche nel calcio le cose vanno bene. La Nazionale ha perso gli europei. (Altro che ai mondiali del 2006, quando c'era Prodi ...).
Eppure, il rapporto fra il governo e il paese; fra Berlusconi e gli elettori non ne risente. Al contrario: i livelli di fiducia crescono. Piove, anzi, tempesta: governo virtuoso. Edmondo Berselli, su Repubblica, ha sostenuto questa inversione di tendenza vi sia l'affermarsi di una forma di comunicazione politica. Anzi di un "format". Interpretato, sulla scia del Cavaliere, maestro insuperato, da alcuni attori politici abili.
Anzitutto, Brunetta, il persecutore dei fannulloni annidati nel pubblico impiego. Poi, la Gelmini, domatrice dei professori e dei maestri, incapaci di educare e disciplinare i nostri figli. Maroni, difensore degli italiani dall'invasione minacciosa di stranieri e rom. Infine, perfino la Carfagna, alla caccia di prostitute e clienti, da punire direttamente sulla strada; Un format che comunica in modo semplice problemi complessi; personalizzando le paure e le crisi, attraverso bersagli facili da colpire, che riflettono il senso comune e spostano il flusso della sfiducia e della delusione lontano dal governo.
Così la maggioranza degli italiani, riconoscente, si stringe intorno al governo, che li difende dalla minoranza deviante: professori, maestri, statali, immigrati, puttane. E dai piloti e i sindacati, colpevoli del possibile fallimento di Alitalia. Loro, non la politica che ha governato - e retto - le sorti della compagnia di bandiera per anni, decenni. Oltre ogni ragionevole ragione. Loro, che, pochi mesi fa, apparivano vittime del disegno del centrosinistra di svenderli agli stranieri, insieme alla compagnia.
Tuttavia, oltre al format comunicativo del governo, c'è un'altra spiegazione. E' che ci siamo abituati, assuefatti alla delusione. Non la consideriamo uno emergenza, di cui ha colpa, anzitutto, chi manovra le leve di governo. Ma una situazione normale, per quanto sgradevole. Come la nebbia in val padana d'inverno e le zanzare d'estate. Gli italiani: non possono non dirsi delusi. A prescindere. Perché nessuno, è stato capace di sanare i bilanci, abbassare le tasse, rilanciare l'economia, ridurre la paura della criminalità. E se anche avvenisse, non ce ne accorgeremmo. D'altronde, anche se i crimini sono diminuiti, la paura è cresciuta lo stesso. E se il tasso di criminalità in Italia è tra i più bassi d'Europa, noi restiamo il paese europeo più impaurito e deluso. Il più sfiduciato. Chiunque ci governi. Berlusconi o Prodi.
Per cui, dopo aver provato, invano, a invertire la rotta con il voto, cambiando governo e maggioranza, gli italiani si sono rassegnati. Così, oggi che la delusione è penetrata dovunque: nelle case, nelle famiglie nei vicoli, nei programmi tivù, negli indici di borsa che sembrano bollettini di guerra, nelle stime dei mercati, della produzione e dei consumi: oggi che la delusione è dappertutto, gli italiani hanno smesso di considerarla un accidente. La considerano una perturbazione durevole, uno stato di necessità. Che non è il caso di imputare a qualcuno. D'altronde, chi c'era prima ha fatto di meglio? E' riuscito a darci fiducia? A renderci felici? Allora, inutile ritorcere la nostra rabbia, la nostra delusione, su chi governa oggi. Teniamocelo. Accontentiamoci. Tanto più se riesce a consolarci e a offrirci capri espiatori, a suggerirci che non è colpa nostra (né tanto meno sua).
Ma se la delusione non costituisce più uno strumento di delegittimazione del governo, né un metodo di opposizione, allora - scusate la tautologia - per fare opposizione la delusione non serve. Non solo, ma diventa dannosa. Un boomerang.
Per fare opposizione occorrerebbe, al contrario, spingere la delusione più in là. Generare speranza, non nuove illusione. Ma la speranza è un attributo del futuro. E il futuro, per ora, è solo una speranza. Pardon: un'illusione, che in pochi si ostinano a coltivare. IVO DIAMANTI
(19 settembre 2008)



Il tema caldissimo di oggi è l' Alitalia, il tema appena meno scottante ma altrettanto infuocato è il federalismo fiscale. L' accoppiata sarebbe già di per sé esplosiva ma come non bastasse si colloca in un panorama politico estremamente teso e inquietante: una serie di annunci, di disegni di legge, di atti politici e amministrativi che hanno tutti il solo univoco effetto di accrescere le tensioni, inasprire i conflitti, mostrare la faccia feroce e la voglia di menar le mani all' insegna di uno slogan diventato ormai un "passepartout". Lo slogan è stato inventato dal ministro dell' Interno che lo ripete a dritto e rovescio come una sorta di tic, di intercalare, ed è "tolleranza zero". è diventato il succo programmatico del governo e della sua maggioranza. Evidentemente funziona e i sondaggi in favore del "premier" hanno toccato il culmine. La gente vuole che si proclami tolleranza zero nei confronti di chiunque utilizzi i propri diritti di libertà in senso non conforme al senso comune ora in auge. Che poi la tolleranza zero realizzi risultati desiderati oppure no, questo non arresta l' onda d' urto d' una strategia "schiacciasassi" tipica nella storia europea degli ultimi cent' anni tutte le volte che pulsioni autoritarie abbiano, in nome di superiori ragioni di ordine e di sicurezza, ristretto i diritti di cittadinanza. Speriamo che il "trend" attuale non ci conduca oltre il limite del populismo e delle favole narrate al popolo per distrarlo, ma questa sorta di ipnosi collettiva induce comunque a riflessioni preoccupate in un' epoca in cui si ridisegna la mappa politica ed economica del mondo. SEGUE A PAGINA 33 Tolleranza zero, abolizione di fatto della legge Merlin sulla prostituzione, smantellamento della scuola pubblica dell' obbligo senza un progetto che abbia un senso, crescente pressione sui poteri e sull' indipendenza della magistratura inquirente, leggi elettorali che rafforzano il potere degli apparati confiscando ogni diritto di scelta dei cittadini, disprezzo dei valori costituzionali più sensibili, clericalismo di ritorno e impoverimento dei valori cristiani in una ritrovata alleanza tra la gerarchia ecclesiastica e il potere politico, inquinamento reciproco tra politica e affari, rivalutazione del fascismo da parte di ministri e di sindaci in carica: questo è lo sfondo allarmante di questa stagione. La crisi dell' Alitalia e l' incognita del federalismo fiscale ne rappresentano i punti di massima tensione e di totale mancanza di progettualità. Non la fantasia ma il dilettantismo è oggi al potere. Non è la prima volta che accade nel nostro paese dove purtroppo la memoria è labile e non riesce a diventare matura esperienza. * * * Il ministro Tremonti, nella sua lunga ricostruzione del disastro Alitalia esposta davanti alla commissione competente della Camera e successivamente riprodotta nel suo testo integrale su 24 ore di venerdì e di ieri, ha esordito dicendo: «Lasciamo da parte il confronto con le condizioni di Air France dello scorso aprile, era un altro contesto e un' operazione di altra natura». Seguiamolo in questa sua raccomandazione iniziale, non senza tuttavia aver ricordato che l' offerta di Air France fu respinta dal combinato-disposto del rifiuto dei sindacati, dalla campagna scatenata da Berlusconi contro quel progetto e dall' insistente pressione a favore d' una cosiddetta cordata tricolore sponsorizzata da Banca Intesa. Se oggi ci troviamo tutti di fronte ad un "malpasso" la responsabilità sta in quel rifiuto dovuto a due soggetti (sindacati e Berlusconi) e alla presenza d' un convitato di pietra in attesa di entrare in scena (Banca Intesa). Per Tremonti invece le responsabilità incombono interamente su Prodi e Padoa-Schioppa, incapaci secondo lui di afferrare il bandolo della matassa e concludere. Credo che ci sia stata un' inerzia di Prodi come ci fu, ancor più grave, nella questione dell' immondizia napoletana. Ma Tremonti dimentica almeno due passaggi essenziali avvenuti nel corso del governo Berlusconi e della sua presenza al ministero dell' Economia. Il primo passaggio sta nella valutazione patrimoniale di Alitalia: l' azione in Borsa valeva circa 10 euro nel 2001 e 1,57 nel 2006. Tremonti ha contestato queste cifre, ma il 24 ore dell' 11 settembre le ha ricontrollate insieme alla banca dati della Thomson Financial e ne ha certificato l' esattezza. In cinque anni di legislatura il patrimonio della compagnia di volo ha perso dunque i 9 decimi del suo valore patrimoniale. Le cifre non sono opinioni e non hanno bisogno di commenti. Il secondo passaggio riguarda la proposta dell' amministratore di Alitalia, Mengozzi, nominato a quella carica dal governo Berlusconi e quindi dallo stesso Tremonti. Mengozzi aveva in animo una fusione con Air France. Aveva negoziato a lungo e aveva ottenuto che la fusione fosse fatta attribuendo ad Alitalia il 30-35 per cento del capitale del network francese. Il governo però respinse la proposta. Anche qui c' è poco da commentare, i fatti parlano da soli. * * * E veniamo all' oggi. Il governo ha emanato pochi giorni fa un decreto che spacca in due Alitalia: la società controllata dal Tesoro con in capo tutti i debiti, il personale, la flotta, i diritti di volo e i pochi soldi rimasti in cassa; una società sostanzialmente fallita, affidata dal Tesoro ad un commissario secondo le regole della legge Marzano appositamente riveduta per meglio adattarla al caso Alitalia. A fianco del rottame Alitalia una nuova società di nuovissima istituzione, con 18 azionisti, un presidente (Roberto Colaninno) e un amministratore delegato (Sabelli), depurata da tutti i gravami e pronta a fondersi con Air One. Sulla base della legge Marzano questa società figlia giovane e bella d' una madre vecchia e moribonda, potrà rilevare tutta la polpa di Alitalia e cioè gli aerei per l' attuazione del piano industriale, le rotte, il personale di volo e di terra necessari. Gli esuberi resteranno in capo alla società madre, così pure i debiti e il personale esuberante. Il prezzo ritenuto giusto da ambo le parti sarebbe attorno ai 450 milioni di euro. Il capitale messo insieme dai 18 azionisti (tutti italiani) supera il miliardo. Il nome, nuovo di zecca, è Compagnia Aerea Italiana (Cai). Air One si fonderà con essa e i suoi proprietari otterranno 300 milioni portando nella Cai la flotta, le rotte, le opzioni per l' acquisto di nuovi aerei, il personale di volo. L' amministratore di Air One, Toto, entrerà nel capitale della Cai con 120 milioni e siederà nel consiglio d' amministrazione. Il governo e soprattutto Berlusconi è entusiasta: in centoventi giorni la cordata italiana si è materializzata, il caso Alitalia è stato risolto, tutto è stato previsto: la sospensione per sei mesi delle regole antitrust, una benevola disponibilità della Commissione di Bruxelles a dare il disco verde all' operazione, l' entusiasmo degli azionisti della Cai. Molti di loro - in palese conflitto d' interessi - sono felici di esser adeguatamente compensati da alcuni affari sottobanco. L' amministratore di Banca Intesa, diventato da "advisor" dell' operazione azionista Cai, di fronte all' obiezione sugli affari non chiari di molti colleghi di cordata ha risposto che «i conflitti d' interesse saranno gestiti». Il capo dell' antitrust chiamato in causa dal senatore Zanda non ha risposto. Bonanni della Cisl manifesta disponibilità a collaborare. Tutto insomma sembra andare a gonfie vele. Certo il Tesoro si dovrà accollare parecchi pesi: i debiti della vecchia Alitalia, gli esuberi di circa 7 mila unità di cui mille piloti; ma l' onore è salvo, perdite future non sono previste, gli esuberi saranno trattati con gli ammortizzatori sociali esistenti. Ma l' attivo sta nella resurrezione della compagnia di bandiera interamente rinnovata e tricolore, un taglio consistente ai vecchi azionisti, l' ingresso d' un vettore straniero con una quota di capitale non superiore ai 120 milioni. Che cosa si vuole di più? Berlusconi dove tocca fa il miracolo. I consensi degli italiani distratti e assuefatti (che sono al momento la larga maggioranza) sono alle stelle. Tremonti sentenzia: «La luna di miele del governo con gli italiani durerà molto a lungo, ci stiamo preparando a festeggiare le nozze d' argento». Invece no. Poche ore dopo queste celebrazioni scoppia la tempesta. Ci siamo dentro tuttora e non si sa ancora come finirà. * * * Il governo e insieme con esso il commissario di Alitalia, Fantozzi, il presidente di Cai, Colaninno, il leader della Cisl, Bonanni, si erano scordati della questione "contratti". O meglio: non se ne erano scordati ma l' avevano considerata di facile soluzione. I dipendenti - pensavano - non hanno alternative: se non accettano le condizioni offerte dalla Cai, la nuova società si ritirerà, l' Alitalia fallirebbe, 20 mila persone forse più, considerando anche il lavoro indotto, andrebbero in mobilità, anticamera del licenziamento entro qualche anno. Quindi accetteranno. Ma i contratti, per consentire alla Cai di volare con profitto, debbono realizzare una diminuzione di costi del 30 per cento e un pari aumento di produttività. O così o niente, prendere o lasciare. Gli esuberi avranno ammortizzatori lunghi e corsie preferenziali per essere ricollocati, ma sui contratti e sulla produttività non c' è margine. D' altra parte furono proprio i piloti ad affondare l' offerta di Air France. Dunque se la sono voluta. Chi semina vento raccoglie tempesta. E poi il mercato è il mercato. Invece i piloti, gli assistenti di volo, il nucleo duro dei dipendenti, non ci stanno. All' inizio sembra una manfrina ma col passare dei giorni si vede che no, non è la solita sceneggiata sindacalese. I piloti alla fine si alzano dal tavolo e se ne vanno. Berlusconi chiama Colaninno, Sacconi chiama i sindacati, Matteoli chiama i piloti, Passera chiama tutti, ma la questione sembra ormai chiusa: Cai conferma che non può fare modifiche alla sua piattaforma, i piloti confermano che a quelle condizioni è inutile continuare. Berlusconi ha un momento di sconforto ma poi torna in battaglia: ha ancora qualche carta da giocare e la gioca. * * * Alle ore 14 di ieri, sabato, Fantozzi incontra i sindacati e comunica che siamo alla fine: non c' è più un euro in cassa, i fornitori di carburante hanno comunicato che non faranno più forniture a credito, d' ora in poi la flotta Alitalia potrà contare soltanto sulle poche riserve esistenti nei depositi. Per conseguenza a partire da domani lunedì alcuni voli saranno cancellati e il personale addetto verrà messo in cassa integrazione. I voli da annullare saranno 34. Gli altri e in breve l' intera flotta cesseranno di volare entro una settimana o poco più. Tra i piloti e gli assistenti di volo la tensione sale alle stelle. Intanto si viene a sapere che il fornitore che ha chiuso i rubinetti del credito è l' Eni. Ennesimo paradosso: la compagnia di bandiera petrolifera non fa più credito alla compagnia di bandiera del trasporto aereo. Il governo è stato informato? Oppure governo ed Eni d' accordo stringono la tenaglia intorno al collo dei sindacati? Roberto Colaninno ha passato a Mantova la notte di venerdì e la mattina di sabato ma nel pomeriggio è all' aeroporto di Verona: rientrerà a Roma in serata. Questa mattina, domenica, inviterà i sindacati ad un colloquio finale. Ha qualcosa da mettere sul tavolo? Sì, qualcosa ce l' ha. Si era tenuto una riserva da usare all' ultimo minuto e l' ultimo minuto è arrivato. Potrà migliorare il "monte salari" del personale da riassumere in Cai in misura del 20 per cento. Che cosa significa? Se aveva chiesto ai piloti una decurtazione stipendiale del 25 per cento rispetto gli stipendi vigenti, il 20 per cento di miglioramento significa che la decurtazione scenderebbe al 20. Basterà? Questa sarà l' ultima parola. Ma c' è un però. Colannino non vuole trattare soltanto con i piloti. Se seguisse questa tattica le altre categorie dei dipendenti potrebbero esigere che quel 20 per cento di miglioria sia ripartito tra tutti. Da buon imprenditore Colaninno non ha nessuna voglia di imbottigliarsi in una questione di riparto, perciò la sua offerta sarà fatta al complesso delle sigle sindacali: vedano tra di loro come spartire l' offerta. Comunque entro oggi la questione dev' essere chiusa altrimenti lunedì mattina comincerà non più l' ultima fase ma l' agonia vera e propria di un malato terminale. * * * Forse l' accordo oggi si farà: le probabilità si misurano al 51 per cento in favore dell' accordo in extremis contro il 49 che non riesca. Berlusconi, che era ormai con le spalle al muro perché il fallimento dell' Alitalia sarebbe stato per lui una catastrofe d' immagine senza precedenti, deve aver strizzato per bene Colaninno e i membri principali della cordata tricolore. Questi a loro volta avranno rincarato a propria compensazione i vantaggi extra che si aspettano dalla loro partecipazione. Passera saggiamente aveva detto che i conflitti d' interesse debbono essere gestiti e il "premier" è un asso in quel tipo di gestione. Un' occhiata di riguardo non si può negare a nessuno dei 18 "capitani coraggiosi". Di occhiate di riguardo ne sono già state date parecchie, una di più non la si nega a nessuno pur d' assicurare il lieto fine. Lieto fine per tutti? Forse per i piloti che rappresentano la nobiltà di spada tra i dipendenti Alitalia, forse per gli assistenti di volo che rappresentano la nobiltà di toga. Il popolaccio dei servizi a terra sarà il più strattonato, ma peggio per loro, qualcuno che trasporti i bagagli lo si trova sempre a buon prezzo magari tra i marocchini e i romeni per bene che fanno la coda per un posto precario. E poi? Il finale della storia l' abbiamo già scritto domenica scorsa: tra cinque anni Cai avrà registrato una cospicua plusvalenza patrimoniale, gli azionisti venderanno e incasseranno. Cai entrerà a far parte di un bel "network" internazionale, tedesco o franco-olandese, perché nell' economia globale non c' è posto per una compagnia di volo come Alitalia, troppo grande per esser piccola e troppo piccola per esser grande. Così saremo tornati alla casella di partenza avendo perso un sacco di soldi e di tempo. Intanto il pifferaio suona il suo piffero e gli allocchi lo seguono incantati. è in arrivo il federalismo fiscale, del quale riparleremo. Per ora si sono sentite molte parole ma non s' è visto nessun numero. Prima o poi però i numeri dovranno sbucare da qualche parte e bisognerà leggerli con molta attenzione. - EUGENIO SCALFARI
Ultimi commenti